Rinuncia all’olio di krill nella gamma di prodotti
La popolazione di krill antartico svolge un ruolo fondamentale nella catena alimentare marina. Molte specie animali, come balene, foche e pinguini, dipendono direttamente dal krill. Le zone di pesca sono considerate ecologicamente sensibili e da anni gli organismi internazionali competenti discutono dei rischi legati al sovrasfruttamento locale e all’insufficienza dei meccanismi di protezione. Per questi motivi, l’olio di krill non è presente nel nostro assortimento.
Aspetti ecologici
- Il krill è una specie chiave nell’Oceano Antartico ed è particolarmente sensibile agli interventi che ne compromettono la popolazione.
- I rapporti scientifici segnalano rischi di sovrasfruttamento a livello regionale e ostacoli politici all’adozione di misure di protezione.
- La combinazione tra la pressione esercitata dalla pesca e i cambiamenti legati al clima aumenta ulteriormente lo stress a cui è sottoposto l’ecosistema.
Vantaggi delle fonti alternative di omega-3
Due opzioni consolidate e più sostenibili soddisfano in modo affidabile il fabbisogno di EPA e DHA:
- Olio di alghe: coltivato in modo controllato, privo di sostanze inquinanti marine e con un altissimo contenuto di DHA. Particolarmente indicato per le funzioni cognitive, la vista e per tutti coloro che preferiscono una fonte vegetale.
- Olio di pesce in forma naturale di trigliceridi: elevate concentrazioni di EPA e DHA (ad es. 40% / 30%), buona biodisponibilità ed efficacia ampiamente documentata scientificamente.
Sintesi
La rinuncia all’olio di krill è una scelta consapevole a favore della responsabilità ecologica e della conservazione delle risorse nel lungo periodo. L’olio di alghe e l’olio di pesce di alta qualità offrono un apporto stabile, ben studiato e più sostenibile di acidi grassi omega-3.
